mercoledì 25 novembre 2009

1000 piazze per l'alternativa


Con Berlusconi ci sono sempre i problemi suoi, mai i problemi nostri. Il PD sarà in piazza due giorni per presentare le sue proposte agli italiani


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1000 piazze per l’alternativa. Il PD sarà in piazza l’11 e 12 dicembre dalla parte degli italiani, con l’obiettivo di tornare a occuparsi dei problemi di tutti e non di quelli del premier. Come dicono i messaggi sui manifesti "sempre i problemi suoi, mai i problemi nostri".
Scarica i manifesti. Sarà un week end di mobilitazione quello di dicembre che non resterà isolato, con inziative che continueranno durante il 2010, tanto da delineare “un programma alternativo di governo, insieme al popolo delle primarie” come ha rimarcato Rosy Bindi, presidente del Pd “nei mesi scorsi sono stati troppo trascurati, li chiamiamo a mobilitarsi da subito e poi nei circoli”.

Sarà il modo per ricordare al governo, che si preoccupa solo dei problemi giudiziari di Berlusconi cosa davvero non va:
il lavoro dove abbiamo registrato un milione di disoccupati in più, senza contare il livello di persone che non riescono a trovare un'occupazione, il più alto in Europa.
E se le persone non hanno lavoro è evidente che a soffrire sono le imprese e i piccoli studi professionali. 50.000 quelli che rischiano di chiudere per sempre.O la sanità, dove a fronte dei risultati ottenuti dalle regioni di centrosinistra senza sacrificare i servizi per i cittadini il Governo ha messo zero euro in Finanziaria per la ristrutturazione e la costruzione di ospedali più moderni.

Problemi trascurati da un Berlusconi debole, con un governo e una maggioranza senza guida, impegnati a litigare sui giornali, come nel caso del litigio tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta sulla conduzione della politica economica dell'esecutivo.

“Questa situazione segnala la noncuranza per i problemi degli italiani – attacca Rosy Bindi - nessuno parla di lavoro, famiglia, impresa. Tutti sono presi a litigare tra di loro: i ministri contro il ministro dell'Economia; il presidente della Camera, nella sua veste di capo politico, in conflitto permanente con la Lega sulle politiche per l'immigrazione; il partito del Sud contro il partito del Nord. Questo e' lo stato della maggioranza e del governo. E' evidente che tutto questo dipende dal fatto che, non solo, manca un programma ma che il garante di questa confusione prima era Berlusconi. Ora, però, Berlusconi si e' fortemente indebolito ed è chiaro che si è aperta una dialettica per la successione. Ma tutto questo è un problema anche per il Paese e per gli italiani, e noi vogliamo elaborare insieme ai cittadini e ai nostri circoli la bozza del nostro programma di governo".

“Ci occupiamo di quello di cui parlano le famiglie la sera a tavola – ha aggiunto il vicesegretario del PD, Enrico Letta - per ogni settore presenteremo le nostre linee programmatiche".
Così per il federalismo la proposta del Pd è di chiedere, anche con una raccolta di firme, la sospensione del patto di stabilità per i comuni virtuosi. Mentre il problema della giustizia “va risolto per i 50 milioni di italiani che chiedono una giustizia più efficiente. Dico alla maggioranza: fermatevi, ritirate il provvedimento sul processo breve. L’intera cultura italiana avanza o critiche o perplessità a quel provvedimento. Prendetene atto. Non e’ immaginabile cominciare a parlare di giustizia con un ricatto sul tavolo. La settimana prossima- ha aggiunto Letta- ci sarà un’occasione per affrontare alcuni temi della giustizia nell’ambito del voto alla mozione del Pd sulle riforme”.
Gli incontri nelle 1000 piazze serviranno anche a diffondere i progetti di legge e gli emendamenti già presentato in Parlamento e bocciati dalla maggioranza su questi temi e sulla scuola, l’ambiente, la giustizia, le riforme istituzionali.
Iniziative diverse dal “No B. Day” che serve solo a convincere chi è già convinto, senza portare nuovi consensi, occupandosi invece di tutti i problemi che riscontrano gli italiani.

E se l’11 e 12 dicembre i cittadini incontreranno Pier Luigi Bersani e gli altri esponenti del PD poco dopo, il 14 dicembre, ci sarà l’incontro di un migliaio di amministratori locali del Pd a Milano per dire basta al federalismo delle chiacchiere della Lega e di un governo che ha abolito l’unica imposta davvero federale, l’Ici, che dava risorse ai comuni.

martedì 24 novembre 2009

La politica cieca di fronte a Internet Perché la banda larga è necessaria di Edoardo Narduzzi , pubblicato il 9 novembre 2009

Rinunciare ad investire 800 milioni di euro per dotare l’Italia di una migliorata rete di comunicazioni è una decisione molto grave. Non investire oggi in tutto ciò che ruota intorno alla rete e ad Internet significa non accorgersi di tre fenomeni rivoluzionari che ci stanno attraversando:

1) Il fenomeno iPhone della Apple, un successo commerciale senza precedenti nella storia del capitalismo. Mai un nuovo prodotto che abilita l’uso di una tecnologia di accesso era stato così rapido in termini di quote di mercato e consumatori acquisti nel mondo. La curva di ingresso sul mercato dell’iPhone è una retta con una pendenza impressionante che a ridosso del secondo compleanno non accenna segni di diminuzione. L’Apple non ha conosciuto nessuna fase di ingresso sonnecchiosa sul mercato. Rispetto all’andamento di Netscape, che lanciò il browser Internet, siamo su un’altra dimensione geometrica. L’iPhone battezza il mobile internet e lo fa con la velocità della modernità: superaccelerata. Non ci vorrà molto prima che gli utenti dello smartphone della Apple inizieranno a chiedere banda più larga per i loro servizi.
2) La crescita endogena dipende sempre di più dalla capacità di valorizzare la conoscenza. La cosiddetta legge di Read recita che la crescita del valore economico di un network è esponenziale al crescere del numero dei nodi. In questo caso ad aumentare è il valore della conoscenza messa in rete da Internet e dalla banda larga. Ne discende che senza banda larga si valorizza meno del possibile la conoscenza. Quindi si perde competitività
3) Le innovazioni tecnologiche hanno ormai di nuovo reso mobile la rete fissa. Il lungo ciclo del primato della comunicazione radio in mobilità si sta chiudendo. E tutti i tecnici del mondo sanno bene che l’unica banda veramente larga possibile è quella fissa perché quella mobile al massimo della evoluzione tecnologica può diventare semilarga. Quindi investire in banda larga di nuova generazione significa aprire il paese alla rivoluzione del cloud networking e delle reti wireless innovative territoriali.
Insomma rinviare investimenti nella banda larga equivale a rallentare la crescita economica, culturale e sociale di un territorio. Rallentarne la possibilità di sfruttare al meglio le innovazioni del WiMax o delle antenne più innovative. E soprattutto significa accumulare pericolosi ritardi lungo la strada della valorizzazione del sapere e della conoscenza. Non è un mero esercizio contabile, non si tratta soltanto di una decisione se gli 800 milioni di euro vanno messi nell’infrastruttura Pippo o nella banda larga.

L’investimento nelle nuove reti di trasporto dei prodotti e dei servizi digitali è un passo obbligato per restare competitivi, per stimolare il miglioramento della produttività e per offrire un territorio in grado di attrarre capitale e talenti. Soprattutto è un investimento dovuto verso i più giovani che più di ogni altro lavoratore potrebbero beneficiare dell’investimento. Già scontano il prezzo più salato della crisi che li ha resi ancor più precari; negargli anche la dotazione di infrastrutture che i loro pari finlandesi o olandesi hanno è un po’ come condannarli a stare nell’euro in una posizione di inferiorità. Un po’ come prendere una decisione di ingiustizia sociale. La dotazione infrastrutturale italiana non è oggi deficitaria, ma potrebbe diventarlo se gli investimenti continuassero ad essere rinviati nel tempo. Per questo è bene che le risorse promesse vengano trovate presto.

Edoardo Narduzzi è presidente di TechEdge S.p.a

lunedì 23 novembre 2009

1000 piazze per l'alternativa

1000 piazze per l’alternativa. Il PD sarà in piazza a dicembre dalla parte degli italiani, con l’obiettivo di tornare a occuparsi dei problemi degli italiani e non di quelli del premier. Come dicono i messaggi sui manifesti “sempre i problemi suoi, mai i problemi nostri”.
Sarà una tre giorni di mobilitazione che partirà l’11 e 12 dicembre per proseguire nei prossimi mesi, tanto da delineare “un programma alternativo di governo, insieme al popolo delle primarie” come ha rimarcato Rosy Bindi, presidente del Pd “nei mesi scorsi sono stati troppo trascurati, li chiamiamo a mobilitarsi da subito e poi nei circoli”.

Sarà il modo per ricordare al governo, che si preoccupa solo dei problemi giudiziari di Berlusconi cosa davvero non va:
il lavoro dove abbiamo registrato un milione di disoccupati in più, senza contare il livello di persone che non riescono a trovare il lavoro, il più alto in Europa.
E se le persone non hanno lavoro è evidente che a soffrire sono le imprese e i piccoli studi professionali. 50.000 quelli che rischiano di chiudere per sempre.O la sanità, dove a fronte dei risultati ottenuti dalle regioni di centrosinistra senza sacrificare i servizi per i cittadini il Governo ha messo zero euro in Finanziaria per la ristrutturazione e la costruzione di ospedali più moderni.

Problemi trascurati da un Berlusconi debole, con un governo e una maggioranza senza guida impegnato a litigare sui giornali, come nel caso del litigio tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta sulla conduzione della politica economica dell'esecutivo.

“Questa situazione segnala la noncuranza per i problemi degli italiani – attacca Rosy Bindi - nessuno parla di lavoro, famiglia, impresa. Tutti sono presi a litigare tra di loro: i ministri contro ilministro dell'Economica; il presidente della Camera, nella sua veste di capo politico, in conflitto permanente con la Lega sulle politiche per l'immigrazione; partito del Sud contro il partito del Nord. Questo e' lo stato della maggioranza e del governo. E' evidente che tutto questo dipende dal fatto che, non solo, manca un programma ma che il garante di questa confusione prima era Berlusconi. Ora, però, Berlusconi si e' fortemente indebolito ed è chiaro ed evidente che si è aperta una dialettica per la successione. Tutto questo è un problema anche per il Paese e per gli italiani e noi vogliamo elaborare insieme ai cittadini e ai nostri circoli la bozza del nostro programma di governo ".

“Ci occupiamo di quello di cui parlano le famiglie la sera a tavola – ha aggiunto il vicesegretario del PD, Enrico Letta - per ogni settore presenteremo le nostre linee programmatiche". Così per il federalismo la proposta del Pd è di chiedere, anche con una raccolta di firme, la sospensione del patto di stabilità per i comuni virtuosi. E il problema della giustizia “va risolto per i 50 milioni di italiani che chiedono una giustizia più efficiente. Dico alla maggioranza: fermatevi, ritirate il provvedimento sul processo breve. L’intera cultura italiana avanza o critiche o perplessità a quel provvedimento. Prendetene atto. Non e’ immaginabile cominciare a parlare di giustizia con un ricatto sul tavolo. La settimana prossima- ha aggiunto Letta- ci sarà un’occasione per affrontare alcuni temi della giustizia nell’ambito del voto alla mozione del Pd sulle riforme”.
Gli incontri nelle 1000 piazze serviranno anche a diffondere i progetti di legge e gli emendamenti già presentato in Parlamento e bocciati dalla maggioranza su questi temi e sulla scuola, l’ambiente, la giustizia, le riforme istituzionali.
Iniziative diverse dal “No B Da” che serve solo a convincere chi è già convinto, senza portare nuovi consensi, occupandosi invece di tutti i problemi che riscontrano gli italiani.

E se l’11 e 12 dicembre i cittadini incontreranno Pier Luigi Bersani e gli altri esponenti del PD poco dopo, il 14 dicembre, ci sarà l’incontro di un migliaio di amministratori locali del Pd a Milano per dire basta al federalismo delle chiacchiere della Lega e di un governo che ha abolito l’unica imposta davvero federale, l’Ici, che dava risorse ai comuni.

Nasce il nuovo sistema informativo per i giovani dell'Emilia-Romagna

E´ on line www.informagiovanionline.it, il nuovo sistema informativo giovanile dell´Emilia-Romagna. Il portale si rivolge prevalentemente ai giovani emiliano-romagnoli tra i 12-35 anni, ma in generale anche a quelli residenti in altre regioni o di altre nazionalità.
Il portale, nato dalla collaborazione tra l’Assessorato alla cultura e progetto giovani e il Comune di Modena, si propone di garantire pari opportunità di accesso alle informazioni negli ambiti di maggiore interesse per i giovani come studio e formazione, lavoro, diritti, mobilità e molto altro. Il progetto è inserito nell’Accordo triennale di programma quadro Geco (Giovani evoluti e consapevoli).
Nella notizia si spiega più in dettaglio come è stato realizzato il sistema informativo il suo funzionamento. Tra gli approfondimenti si trova una scheda sul progetto Geco, mentre tra i contenuti speciali si può vedere l´´intervista all´assessore regionale Alberto Ronchi.

Fonte : Portale Regione Emilia Romagna

mercoledì 18 novembre 2009

Provincia, nel bilancio 2010 ben 68,4 miln di investimenti

Presentato ai sindaci il preventivo. La presidente Sonia Masini: "Manterremo fede agli impegni nonostante 5 mln di entrate in meno". Un fondo speciale per aiutare i Comuni

Nonostante un bilancio stremato a causa di 5 milioni di minori entrate dovute alla contrazione del mercato dell'auto, la Provincia continuerà a puntare sugli investimenti, grazie anche al proseguimento della politica di riduzioni dei costi dell'ente che dal 2005 al 2008 ha già prodotto un calo di 1 milione e mezzo di spese per consulenze ed incarichi professionali ed un risparmio di un altro milione di euro all'anno riducendo il numero di dirigenti, le spese generali e di rappresentanza.

Il bilancio previsionale 2010 - presentato questa mattina alla Conferenza dei sindaci dalla stessa presidente Sonia Masini insieme all'assessore alle Risorse umane ed economico-finanziarie, Antonietta Acerenza , ed alla dirigente del Servizio Bilancio, Claudia Delrio - prevede infatti anche per il prossimo anno un calo della spesa corrente di ben il 6,5% (da 71,6 a 66,9 milioni di euro), in grado di compensare le minori entrate e "di permetterci di mantenere gli impegni, continuando a puntare sugli investimenti". Agli oltre 70 milioni di euro di investimenti in corso, per il 2010 la Provincia conta infatti di investire altri 68,4 milioni di euro, in gran parte destinati a nuove infrastrutture stradali (42,6 milioni), edilizia scolastica e universitaria (11,4), mobilità sostenibile e conservazione strade (9).

Ma la presidente Masini ha annunciato anche un impegno prioritario e sostanzioso della Provincia contro la crisi economica e per la promozione terrritoriale. "Contro la crisi sono previsti sostanzialmente interventi per favorire la nascita di imprese innovative e sostenere il credito a favore di quelle esistenti, nonché per aiutare le famiglie in difficoltà in particolare a tutela della piena scolarizzazione di tutti i bambini fin dai primi anni di vita - ha spiegato - mentre per la promozione delle territorio si punterà a continuare le importanti esperienze avviate, come Matilde di Canossa, ed a favorire turismo e commercio".

Grazie alla vendita della quota di azioni Autobrennero, la Provincia conta poi di stanziare tra 1 e 1,5 milioni di euro a sostegno dei singoli Comuni per investimenti in conto capitale. Un aiuto importante perché, come ha evidenziato il dibattito, la situazione dei Comuni - alle prese con i tagli del Governo - è ormai insostenibile. Per il sindaco di Sant'Ilario, Marcello Moretti, "occorre intrecciare elementi di proteste e di proposta contro i vincoli di un patto di stabilità che in pratica ci impedisce di lavorare a favore delle nostre comunità" ed anche il sindaco di Correggio, Marzio Iotti, dopo aver condiviso gli indirizzi della Provincia, ha affermato che "i tagli alle entrate ci stanno mettendo in ginocchio, per cui serve al più presto una grande riforma perché le gestioni locali virtuose, come quelle emiliane, smettano di essere penalizzate".

Diverse le sollecitazioni nei confronti di Enìa. Per il sindaco di Castellarano, Alberto Caprari, "è indispensabile avviare con Enìa un confronto per sostenere famiglie e imprese", per quello di Castelnovo Monti, Gianluca Marconi, "occorre insistere sulla rateizzazione delle bollette e lavorare sul sistema tariffario", mentre il sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, ha evidenziato anche il problema del pagamento delle rate dei mutui da parte dei cittadini in difficoltà.

Sull'alto livello dei servizi ai quali i reggiani sono abituati da tempo, e che ora gli enti locali faticheranno non poco mantenere, hanno insistito sia il sindaco di Scandiano Alessio MammiEmanuele Cavallaro, che ha citato in particolare l'esperienza delle scuole d'infanzia. Da tutti, poi, è stata manifestata la necessità di far fronte comune ai tagli ed ai lacci imposti dal Governo: "Azioni condivise, anche di lotta", sono state sollecitate dal vicesindaco di Reggio, Liana Barbati, mentre per il sindaco di San Martino in Rio, Oreste Zurlini, "più che violare le regole sbagliate, occorre modificarle": "Nel frattempo - ha aggiunto - saremo costretti a tagliare: lo si faccia però tutti insieme e spieghiamo tutti insieme a cittadini le ragioni di questi tagli". - che ha auspicato maggiori sinergie tra i Comuni, specie nel turismo e nella cultura - sia il vicesindaco di Rubiera

Fonte: portale provincia RE

martedì 17 novembre 2009

digitale terrestre quando?

Come già detto in precedenza il passaggio completo al digitale terrestre avviene lentamente (visto che sono tanti i soggetti che dovranno aggiornare o acquistare le nuove tecnologie utili), e tra intoppi e ritardi anche l’Emilia Romagna sarà interessata al cambiamento (come d’altronde tutte le regioni italiane) che secondo le stime del Ministero dovrebbe avvenire entro il secondo semestre del 2010 (bisogna ricordarsi che entro 9 mesi dalla scadenza del passaggio le regioni dovranno riferire le date precise del passaggio). Rivoluzione o meno sta di fatto che i giochi sono fatti e non ci resta altro da fare che continuare verso la migrazione e sperare che sia lo stato che le emittenti facciano la loro per fare in modo non ci siano problemi e che tutti possano usufruire di un servizio che è pubblico e che comunque paghiamo con il canone TV.

Naturalmente staremo a vedere come si evolverà anche la questione del decoder unico oppure quella che vede l’adozione dello standard HD e per alcuni la possibilità di utilizzare CAM che permettano la protezione dei contenuti contro la copia.

Pubblicato da Michelangelo Pisu in Curiosità, TV LCD.

lunedì 16 novembre 2009

Presentata una ricerca per il turismo sul Po

Attracchi, piste ciclabile, segnaletica e una guida per la promozione del turismo fluviale del Po. I risultati della ricerca KPL

IN SINTESI:
E´ stata presentata a Bologna dall´assessore al turismo, Guido Pasi, la ricerca KPL (Knowledge Po Leadership) che ha analizzato lo stato dell’offerta turistica dei territori del Po. La ricerca ha l´obiettivo di fornire a istituzioni e operatori privati di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto ulteriori elementi per orientare scelte e strategie in modo tale che i 652 chilometri di lunghezza del Po, dal Monviso al Delta, possano diventare una destinazione turistica di successo a livello internazionale.
Nella notizia si trovano informazioni dettagliate sui risultati delle ricerca e sull´offerta turistica già presente in Emilia-Romagna.
LINK INTERNI

Emilia-Romagna Turismo
LINK ESTERNI

Autorità di bacino del fiume Po
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(12 novembre 2009) - Attracchi, piste ciclabili, segnaletica, centri d’informazione, itinerari enogastronomici, una guida e un portale per la promozione unitaria del turismo fluviale sul Po. Per far diventare il principale fiume italiano una meta turistica a livello dei grandi fiumi europei (Senna, Loira, Rodano, Ebro, Reno, Danubio, Tamigi), di lavoro ne è stato fatto molto. Ma si può ancora crescere: non esiste, per esempio, un annuario aggiornato degli operatori del turismo fluviale di nessuna delle quattro regioni attraversate dal fiume; fiume che in genere viene presentato da istituzioni e privati nel limite del proprio confine amministrativo geografico, mentre le informazioni sull’offerta fluviale sono quasi sempre “mascherate” dietro proposte di turismo naturalistico, o alla generica voce “itinerari”.

E’ quanto emerge, in sintesi, dalla ricerca KPL (Knowledge Po Leadership), realizzata dallo Studio Giaccardi & Associati all’interno del progetto interregionale “Valorizzazione turistica fiume Po” e coordinata dal Servizio turismo e Qualità Aree turistiche della Regione Emilia-Romagna, presentata a Bologna. La ricerca KPL ha analizzato lo stato dell’offerta turistica dei territori del Po per fornire a istituzioni e operatori privati di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto (le quattro regioni coinvolte nel progetto) ulteriori elementi per orientare scelte e strategie in modo tale che i 652 chilometri di lunghezza del Po, dal Monviso al Delta, possano diventare una destinazione turistica di successo a livello internazionale.

“Il Po è una potenziale destinazione turistica - ha sottolineato l’assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna Guido Pasi - . Si tratta di farla diventare da potenziale a reale, preservando la naturalità del fiume e del suo contesto, e attuando gli interventi necessari. Occorre costruire insieme al territorio e alle imprese un’offerta turistica sostenibile, coordinata e qualificata”.

L'indagine e l'offerta tursitcia sul Po
Dall’analisi condotta su 50 tra operatori, amministrazioni e società del territorio delle quattro regioni del Po, emerge come l’80% dei flussi turistici nei territori del fiume sia riconducibile all’escursionismo, cioè visite senza pernottamento. Il 67% degli intervistati pensano che l’offerta turistica sia soprattutto legata al territorio e non al fiume, mentre la quasi totalità ritiene che il turismo fluviale sia un prodotto in grado di attrarre prevalentemente gruppi e famiglie (mentre l’indagine sulla domanda rivela l’esatto contrario: il turismo fluviale è per il 90% turismo individuale). Infine, il 97% di operatori, amministrazioni e società del territorio sono d’accordo sulla promozione del Po come prodotto turistico unitario e sulla realizzazione di un portale web comune alle quattro regioni. Su 47 operatori stranieri intervistati, il 70% non tratta il Po come prodotto turistico e non ha relazioni con il suo sistema turistico e territoriale.

La ricerca KPL fa parte del progetto interregionale “Valorizzazione turistica fiume Po” finanziato con la legge nazionale 135 del 2001 e promosso dalle quattro Regioni attraversate dal Po - Emilia-Romagna (capofila), Lombardia, Piemonte e Veneto - con un investimento congiunto di 8 milioni di euro. Nel progetto interregionale, dal 2005 a oggi, oltre alle attività di ricerca e studio, sono stati finanziati diversi interventi tra cui la realizzazione di attracchi, il collegamento delle piste ciclabili, segnaletica fluviale, la creazione di percorsi gastronomici, sostegni alle imprese per la riqualificazione di strutture ricettive o per lo sviluppo di servizi turistici, la prima guida turistica unitaria sull’intera asta fluviale del Po in collaborazione con Touring Club, interventi promozionali con mostre e spettacoli e interventi di qualificazione e formazione per operatori. Tappa conclusiva del progetto interregionale, la realizzazione del portale interregionale Po RIVER per la promozione unitaria del turismo fluviale del Po, dal Monviso al Delta e comune a tutte le quattro Regioni.


Nei territori del Po dell’Emilia-Romagna, l´offerta turistica significa 234 strutture alberghiere per 14.676 posti letto, e 358 extra-alberghiere per 29.718 posti letto; 460 chilometri di fiumi e canali navigabili, 3 porti fluviali (Boretto, Ferrara, Porto Garibaldi), 4 conche (Monticelli D’Ongina, Pontelagoscuro, Valpagliaro, Valle Lepri), 36 attracchi pubblici e privati, 8 operatori fluviali mappati sul web, per oltre 15 motonavi disponibili. Per quanto riguarda il comparto “arte e cultura”, ci sono 6 città d’arte (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Ravenna), 23 borghi antichi sul Po, e 87 musei di cui 13 dedicati al Po. Sul versante dell’enogastronomia, l´intera area può contare su 5 strade dei vini e dei sapori, 26 sagre e rassegne enogastronomiche (censite nel solo mese di novembre 2009), 326 ristoranti di qualità segnalati dalla guida Touring Club, 7 zone di produzione di salumi e formaggi tipici, 18 prodotti a marchio Dop e Igp, 5 vini Doc. Da segnalare il Parco regionale Delta del Po con 5 Centri visita, 12 Oasi, più riserve e altre 34 aree naturali. Per quanto riguarda il cicloturismo, 6 le piste ciclopedonali di lunga percorrenza prevalentemente in sede propria (317 km); 19 le piste ciclabili fruibili, in sede promiscua (per 947 km).

Fonte: Ermes

lunedì 9 novembre 2009

Emilia-Romagna digitale, on line il nuovo portale

La nuova versione del portale regionale all'indirizzo http://www.regionedigitale.net, coordinata dal Servizio regionale comunicazione e educazione alla sostenibilità, è una porta di accesso unificata ai servizi interattivi degli enti locali dell'Emilia-Romagna.
Emilia-Romagna digitale, che propone quattro sezioni principali, presenta anche strategie, obiettivi, progetti e risultati del Piano telematico regionale.
Inoltre, il portale, integra alcune nuove funzionalità 2.0 e aggiorna i navigatori con dati, ricerche, notizie e approfondimenti sullo stato della società dell’informazione targata Emilia-Romagna

lunedì 2 novembre 2009

Il parlamento imbavagliato resta a casa

Il parlamento imbavagliato resta a casa
Grazie all'ostruzionismo del governo nessuna proposta di legge arriva al voto in aula: Fini interrompe i lavori della Camera per tutta la settimana. Bersani: "Disdicevole restare a casa quando fuori c'è la crisi".

Niente voti di fiducia e la Camera chiude!


Oggi apriamo il sito con uan provocazione, un chiusi per ferie dei deputati di cui tutti devono venire a conoscenza.
Sarà una settimana “sabbatica” quella che va dal 2 al 6 novembre. Così il presidente Gianfranco Fini annuncia lo stop dei lavori della Camera dei deputati, deciso nel pomeriggio di venerdì dalla conferenza dei capigruppo. Il motivo è semplice: le commissioni non garantiscono la copertura finanziaria alle leggi di iniziativa parlamentare, che riescono ad approdare in aula, di conseguenza ai deputati non resta altro da fare che scaldare la sedia e votare, impotenti, una fiducia dopo l’altra. Così in Italia il governo strangola la democrazia!

Secondo il presidente della Camera la mancanza di fondi “è un problema oggettivo”. In queste poche parole un chiaro segnale al governo e al ministro dei Rapporti col parlamento Elio Vito, presente durante l’incontro dei capigruppo, che si limita ad annuire. Sarebbe difficile negare l’ostruzionismo operato dall’esecutivo nei confronti delle proposte di legge parlamentari, non solo di quelle provenienti dai banchi dell’opposizione, ma anche di quelle ascrivibili agli esponenti della maggioranza. L’aula non sceglie più, l’aula ratifica i decreti del governo.

Il PD approva la scelta del presidente della Camera. Il segretario del PD Pier Luigi Bersani ritiene “veramente disdicevole che la Camera stia a casa mentre c'e' la crisi, ma il presidente fa il suo dovere.La realtà - ha proseguito Bersani - è che si lavora solo se il governo fa un decreto e se mette la fiducia e questo non va. La crisi economica pretende una solenne discussione in Parlamento per trovare soluzioni adeguate, perché la nuvola non e' passeggera e i cieli non sono azzurri. Se il governo assume questo atteggiamento noi siamo pronti a discutere e a fare la nostra parte''. Anche se ''avremo la crisi alle spalle quando si tornerà alla fase in cui si era prima della crisi, cioè al 2007. Ma a questi ritmi ci torneremo tra dieci anni a meno che non ci diamo una mossa, ma la premessa e' riconoscere che il problema c'e', altrimenti così e' impossibile predisporre le ricette per fronteggiarla''.

Rosy Bindi commenta: "Il governo sta mettendo in atto un duplice strumento nei confronti del parlamento - ha osservato Bindi -: da una parte decreti e voti di fiducia, dall'altra l'indisponibilità a dare copertura finanziaria sulla normativa che matura in sede parlamentare. E' chiaro che con questa doppia arma il parlamento continua ad essere umiliato. E crediamo rappresenti una mutazione genetica della nostra vita democratica. Noi come opposizione non siamo disponibili e salutiamo volentieri le prese di posizione del presidente Fini a difesa del parlamento''.

“Ancora una volta Gianfranco Fini ci azzecca. Il blocco dei lavori parlamentari per mancanza di fondi e al Senato dell'Irap proposto dalla maggioranza per lo stesso motivo dimostrano l'illusionismo di Berlusconi - afferma il deputato Stefano Graziano - Insomma ai soliti annunci della maggioranza in pompa magna sul taglio delle tasse, fanno seguito gli stop del governo che batte cassa e pone fine alle illusioni perché in questo, come in tanti altri casi, di illusioni si tratta. Che credibilità può avere una maggioranza che su temi delicati e così importanti viene smentita dal governo che appoggia?"